Storia e Consistenza
dell'Archivio Capitolare di Modena

Origini del Capitolo della cattedrale di Modena
Questa pratica andò diffondendosi e istituzionalizzandosi nel corso del sec. IV, quando alcuni influenti padri e vescovi della Chiesa dOccidente, quali Ambrogio, Agostino ed Eusebio, iniziarono a condurre vita comune col clero loro sottoposto. Ma leffettivo fondatore della vita canonica, basata su regole simili a quelle monastiche fu Crodegango di Metz, che nel 760 esemplò sul modello benedettino una regula per il clero secolare della diocesi a lui affidata, in seguito ripresa e perfezionata dal sinodo di Aquisgrana dell817, che ne sancì un uso crescente e sempre più esteso. Il vescovo era solito assegnare al proprio capitolo una porzione del patrimonio ecclesiastico, fino a che in epoca carolingia i capitoli assunsero una sostanziale personalità giuridica, che permise loro di godere della proprietà dei beni di precedente concessione vescovile, che costituirono il primo nucleo della cosiddetta mensa capitolare. Tale mensa venne presto divisa fra i vari canonici, in quote autonome dette prebende, distinte dal patrimonio del capitolo stesso, che assunse un carattere corporativo. Alle prebende canonicali si aggiunsero poi le distribuzioni corali quotidiane, per i canonici che assistevano alle funzioni comuni.
Di tale evoluzione si hanno precisi riscontri anche per quello che riguarda la situazione modenese, dove la presenza del capitolo risale alle origini stesse della chiesa locale ed è pienamente coinvolta nella gestione economica del patrimonio ecclesiastico. E' tipico infatti delle più antiche concessioni enfiteutiche modenesi che la richiesta del petitor sia tassativamente rivolta al vescovo e al clero della chiesa di Modena, laddove con questa espressione si lascia ben intendere una compartecipazione del presbyterium alle decisioni amministrative episcopali.
E risulta ancora più chiaro il riconoscimento da parte del vescovo di una personalità autonoma del capitolo, con la concessione ad esso della quarta parte della mensa vescovile. Si veda ad esempio il privilegio del 20 settembre 933 con cui Ugo e Lotario confermano al capitolo dei canonici il diritto a detta quarta parte della mensa vescovile, accordando ad essi la loro protezione (perg. A.13.XIV).
Si legge infatti in tale documento: Idcirco notum esse volumus ... quoniam sacre canonice congregatio Mutinensis æcclesiæ detulit nobis privilegia quedam, in quibus exaratum et scriptum fuit, quomodo quidam Geminianus et Leodoinus episcopi concesserunt eis quartam portionem de omnibus rebus ad supradictam sedem pertinentibus; da cui si evince che la concessione di una porzione di patrimonio ecclesiastico al capitolo era prassi ormai diffusa da più di un secolo e da questa carta fatta risalire al 781-782, epoca del governo di Geminiano III.
Si può dunque configurare anche per la diocesi modenese lo sviluppo all'interno del collegio presbiterale di un capitolo della cattedrale, il cui peso politico, giuridico e amministrativo si presenta crescente nel corso dei secoli.
Nel sec. XIII il capitolo modenese è ormai ben strutturato e da anni è in atto quel processo di differenziazione interna, che porta i canonici ad assumere diversi ruoli ed incarichi, con annesse prebende. Il delicato problema della decadenza morale e della pratica sempre meno seguita della vita comunitaria fra i canonici, provocò non pochi interventi, atti a sanzionare e a correggere i comportamenti sbagliati che minavano le basi di quel movimento di riforma interno alla chiesa bassomedioevale. Di qui nascono i provvedimenti sinodali di Guido de Guisi, vescovo di Modena dal 1318 al 1336, orientati, fra l'altro, ad un'incentivazione della vita comune del clero e dei canonici. Sarà dal Quattro-Cinquecento che inizierà il declino del capitolo della cattedrale, la cui importanza e rilevanza storica andrà diminuendo, in proporzione sia alla nascita di più forti poteri cittadini e signorili in ambito locale, sia al nuovo profilo che il Concilio di Trento disegnava per la figura del vescovo diocesano, con la nascita di un archivio di curia ben distinto da quello capitolare. Si apriva così la strada ad un sostanziale passaggio di consegne da un ambito relativamente più semplice e locale ad un contesto più ampio e complesso, entro il quale la Chiesa doveva muoversi.
L'Archivio capitolare di Modena
L'Archivio capitolare della cattedrale di Modena ha origini remote, che collocano la sua esistenza, più o meno strutturata, già nel periodo altomedioevale. Nella più antica carta privata conservata nel fondo pergamenaceo dell'archivio e risalente all'anno 811, si legge infatti, fra le clausole contrattuali, che i due petitores sono tenuti a consegnare il canone d'enfiteusi presso l'archivio della chiesa modenese (omne martio mense inferre debeamus in arcivo sancte vestre Motinensis ecclesie pro suprascriptas portiones in integro qualiter superius legitur, in auro vel argento mancuso uno tantum), annotazione questa che porta a considerare l'archivio del vescovo come già formato sotto il profilo di polo documentario, gestionale e amministrativo del patrimonio diocesano.
Questo dato dunque attesta con un discreto margine di certezza storica l'esistenza di un archivio centrale legato alle funzioni del vescovo all'inizio del sec. IX e con buona probabilità già attivo da molto tempo, data la prassi consolidata di consegnare il canone annuo dei vari contratti e concessioni presso l'archivio della cattedrale (come appare da molte carte analoghe successive) e l'esistenza, nell'811, di un notaio chierico della Chiesa di Modena, che suggerisce pur senza incontrovertibile certezza storica la presenza di uno scriptorium-schola presso la cattedrale, accanto ad una curia (e relativo archivio) assai attiva.
L'ubicazione originaria dell'Archivio capitolare fu una nicchia ricavata nell'abside del duomo e successivamente una camera interna alla torre Ghirlandina, a cui si accedeva anche dalla cattedrale. L'intero patrimonio documentario rimase qui fino al 18 luglio 1767, quando fu trasportato nel seminario, per poi tornare nel 1791 in una camera collocata fra le pareti del duomo e quelle della torre campanaria. Certo è che le traversie subite da questo patrimonio che da solo rappresenta la quasi totalità della memoria modenese altomedioevale rendono ancor più stupefacente la sua perfetta conservazione.
Per la sua consistenza e varietà l'Archivio e la Biblioteca capitolare di Modena rappresentano uno dei complessi documentari più interessanti e forse non ancora sufficientemente studiati, in quelle che sono le molteplici implicazioni storiche che da esso scaturiscono.
I. FONDO DIPLOMATICO
II. CAPITOLO
d. miscellanea
III. FABBRICA DI SAN GEMINIANO
IV. MENSA COMUNE
V. CAPPELLA MUSICALE VI. PARROCCHIA DEL DUOMO
VII. FONDI AGGREGATI:
giurisdizione
civile ("Processi")
amministrazione
fiscale ("Imposte, spogli, sussidi")
opere
pie
confraternite (Maria vergine addolorata in San Carlo
Battista detta della morte, San Pietro
Martire
Annunciata, Santissimo Nome di Gesù in
Sant'Erasmo
persone
e famiglie
VIII. BIBLIOTECA CAPITOLARE
a. biblioteca generale
b. codici
c. incunaboli
d. cinquecentine
e. seicentine
f. sinodi
g. legature antiche
h. stampe periodiche
i. disegni, stampe e progetti
l. fotografie e audiovisivi
IX. MEDAGLIERE E MONETIERE
Strumenti di corredo e per la ricerca
Il materiale conservato presso l'Archivio capitolare è stato completamente inventariato da mons. Guido Vigarani, archivista capitolare e diocesano. Di tutti i fondi sono quindi stati approntati più inventari analitici alcuni dei quali non sostituiscono ma integrano precedenti strumenti di ricerca, risalenti ai secc. XVIII-XIX, che sono stati recentemente revisionati e posti a disposizione dei ricercatori anche su supporto informatico e on-line.
Si possono quindi individuare i seguenti strumenti di
corredo e ricerca:
inventario generale, riguardante tutti i fondi dell'Archivio capitolare
inventario delle pergamene, comprensivo di indici dei nomi, luoghi, cariche
canonicali e politiche
indice cronologico dei
documenti
inventario delle miniature contenute nei codici della Biblioteca capitolare
trascrizione e descrizione dei
codici della Biblioteca capitolare e delle
confraternite, comprendente anche indici degli inni e sequenze
inventario delle stampe
periodiche della Biblioteca capitolare
inventario della Biblioteca
capitolare
inventario-indice delle
"Memorie di religione"
schedario-soggettario della
Biblioteca capitolare
schedario della Cappella musicale
(Tratto da: Guida all'Archivio e Biblioteca Capitolare della Cattedrale di Modena, Mucchi, Modena 2004)